manzOni

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I manzOni mischiano il migliore post-rock di stampo Constellation ad un visceral-cantato in italiano vicino a Piero Ciampi.

Con un primo album omonimo (2010) acclamato dalla critica e concerti che lasciano tutti a bocca aperta, i manzOni hanno riscosso consensi durante tutto il 2011. Alla fine dello stesso anno, pubblicano “L‘astronave EP”, anticipazione del secondo disco “Cucina Povera” uscito nel 2012.

La band nasce a Chioggia (Venezia) dalla convergenza di cinque esistenze e dalle sliding doors che il presente mette davanti alle decisioni. Carlo Trevisan, Fiorenzo Fuolega, Ummer Freguia ed Emilio Veronese si dividono a turno tra chitarre e batteria per creare un impasto di abrasioni soniche e post-rock mogwaiano su cui si incastonano i testi spiazzanti del 59enne Luigi Tenca.

ManzOni è il nome scelto per rappresentarsi, in prima battuta dall’ammirazione e dallo stupore per l’opera dell’artista Piero, ma con la porta aperta per far entrare ulteriori significati.

Cucina Povera esprime la difficile arte di fare le cose semplici, di tastare, assaggiare, mordere ogni giorno quotidiano. La cucina povera del vivere: quando è buona, quando è lontana dalla complessità forzata, dall‘ipertrofia del kitsch, dalla falsità a bassa modulazione di un vivere amorale. Trasportare tutto questo in nove canzoni furibonde, anche quando all‘apparenza sembrano quiete, vuol dire riferirsi al secondo disco dei manzOni.

Quattro chitarre, quattro cavalli lanciati nella pianura e nei falsopiani delle parole di Luigi, corde che all‘occorrenza diventano colpi di batteria e flussi di loop. Tensioni che s‘intrecciano, nervosismi e landscapes sonici, crescendo che sanno di artigianato e fatica.

Il post-rock è la nostra musica popolare, arroventa l‘unica utopia rimasta, quella di muscoli cardiaci che urlano liberi il loro intenso senso di esistere. Di questo i manzOni sono portatori, vittime, alfieri. “Cucina povera” è un canto costolare e ieratico. Una confidenza che esplode nel cosmo. Un colpo inferto all‘abuso del nulla. Un qualcosa che allarga lo spettro d‘emozioni di chi ascolta e ricorda che, sì, c‘è ancora una possibilità, almeno una. Almeno per ciò che raccorda il sangue e le stelle.

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