nordgarden

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L’amore per l’Italia da parte di musicisti norvegesi ha origini lontane e risale ad almeno a un decennio fa. Era difatti il 2003 quando Terje Nordgarden, da Hamar, approdò in quel di Bologna forte della sua chitarra e di una passione viscerale per Springsteen, Dylan, Nick Drake, Elliot Smith e tutto quanto ha fatto grande il songwriting in lingua inglese nel secolo scorso. Da lì, e più precisamente da via Zamboni dove Terje suonava spesso come busker, ha iniziato una seconda vita italiana fatta soprattutto di musica. Bologna, e poi Firenze, Aci Trezza in Sicilia e quattro dischi uno più bello dell’altro realizzati anche grazie alla collaborazione con diversi musicisti della scena indipendente del nostro Paese (Paolo Benvegnù su tutti).

Oggi Nordgarden festeggia i dieci anni in Italia con un lavoro anomalo e bellissimo: “DIECI” raccoglie infatti dieci riletture di brani in italiano scritti da artisti che con lui hanno condiviso la strada o semplicemente canzoni tanto intense da meritare ancor più visibilità di quella che fino ad oggi hanno avuto. Il tutto arrangiato secondo le traiettorie sonore che in un decennio hanno contraddistinto il viaggio musicale di Nordgarden, tra folk, rock, jazz, senza dimenticare un’indole pop nobile ma verace, da autentico crooner di strada, che proprio in un lavoro come questo emerge in tutta la sua forza emotiva.

La forza di questo disco sta forse nel modo con cui Nordgarden reinterpreta le canzoni. L’accento nordico nel pronunciare parole in italiano e la voce potente e piena di coloriture raccontano infatti meglio di tante biografie l’innamoramento di questo artista per l’Italia e per le persone incontrate in dieci anni di vita qui. A cui Terje canta uno splendido ed emozionante “grazie”.

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