Ludovico Einaudi, pianista e compositore, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea.
Gli Esordi
Studi classici e di avanguardia, modella il suo stile compositivo attraverso una serie di collaborazioni con il teatro e la danza. Le opere più significative: ‘Time Out´ (1988), performance di teatro-danza concepita con lo scrittore Andrea De Carlo e rappresentata dalla compagnia americana ISO Dance Theatre; e ‘Salgari (Per terra e per mare)´ (1995), opera-balletto commissionata dall´Arena di Verona con testi di Emilio Salgari, Rabindranath Tagore, Charles Duke JR e presentata in prima mondiale sempre all´Arena con la coreografia di Daniel Ezralow e le scene dello statunitense Jerome Sirlin.
La carriera solista
L´album ‘Le onde´ (1996), pubblicato da Bmg Ricordi (e ristampato con una nuova registrazione da Ponderosa Music & Art nel 2004), rappresenta un momento essenziale nella carriera di Einaudi, al suo primo lavoro solista vero e proprio. ‘Stanze´ (1990) raccoglie infatti 16 composizioni a sua firma, ma l´interpretazione era stata affidata all’arpa elettrica di Cecilia Chailly.
Con ‘Le onde´ Einaudi assembla e interpreta un ciclo di ballate per pianoforte ispirato dall´omonimo romanzo di Virginia Woolf, che vede le onde come simbolo della vita. Il disco, concentrato di quel suono circolare, raffinato e minimalista che lo porterà al successo, sarà pubblicato un paio di anni dopo nel Regno Unito, finendo per riscuotere unanimi consensi di pubblico e di critica.
L´atteso seguito si intitola ‘Eden Roc´ (Bmg Ricordi, 1999) e prosegue la ricerca sull´approfondimento della canzone strumentale iniziata con ‘Le onde’, con l´aggiunta di un quintetto d´archi. Il lavoro è caratterizzato dalla collaborazione con l’armeno Djivan Gasparijan, maestro indiscusso del duduk (piccolo oboe in legno di albicocco).
Dove inserire i cd di Einaudi in un immaginario negozio di dischi? «Non saprei - rispondeva all’epoca. In qualche modo i reparti di musica classica hanno un che di morto e sono troppo legati al passato. Preferirei trovare spazio in un ambiente più mescolato, al di fuori dei generi».
Una curiosità: i suoi punti di riferimento spaziano dai Beatles e i Radiohead a Luciano Berio, da Miles Davis a Bob Dylan passando per Henryk Gòrecki e Philip Glass.
Sul finire del 2001 è tempo di ‘I Giorni´ (Bmg Ricordi). Una dozzina di brani per piano solo, che si traducono in «una sorta di riflessione in musica», sulla scia di un viaggio africano. «Un giorno, un po´ di tempo fa, durante un soggiorno nel Mali ero in macchina con un amico, Toumani Diabate, celebre virtuoso della kora, quando all´improvviso ho sentito una musica incantevole. Un´antica melodia del 1200. Tornato a casa per la registrazione del mio nuovo disco, ho cominciato a improvvisare ripensando a quella musica dolce e malinconica e così ho vinto il mal d´Africa».
In Mali, per la precisione vicino all´oasi di Essakane, ritornerà nel gennaio 2003, per partecipare alla terza edizione del ‘Festival au Désert´, la ‘Woodstock delle musiche del mondo´, celebrazione della cultura del popolo Tuareg del Sahara. Questa volta a riportarlo in Africa è Ballaké Sissoko, altro mostro sacro della kora. Un brano di quella performance dal vivo, ‘Chameaux´, sarà inserito nel disco dal vivo ´Le Festival au Désert´ (Triban Union/Ponderosa Music & Art). Einaudi ricambierà il favore invitando Sissoko in Italia per una serie di concerti all´insegna dell´improvvisazione su un repertorio di temi maliani con cui registrano l’album ‘Diario Mali’ (Ponderosa Music & Art), poi ripubblicato nel 2006.
Il 2003 è caratterizzato da puntuali ´tutto esaurito´ nelle sale teatrali dove si esibisce: in Italia come all´estero. A cominciare dalla Gran Bretagna, dove nel frattempo esce ‘Echoes (The Einaudi Collection)´, una raccolta di successi dei suoi primi album da solista, che supererà quota 100 mila copie vendute. Nello stesso anno incide il doppio live ‘LaScala:Concert 03 03 03´ (Bmg Ricordi) al Teatro degli Arcimboldi di Milano, che raccoglie tutti i brani più noti dell´autore e contiene anche un omaggio al rock con una versione distillata di “Lady Jane” dei Rolling Stones.
Nel frattempo, la critica applaude a scena aperta: «Il merito di Einaudi? Aver riportato in auge, modernizzandola, la figura del pianista-autore-interprete delle proprie musiche».
Quando esce ‘Una mattina’, il primo album per la britannica Decca, nell’autunno del 2004, il disco schizza subito al primo posto delle charts britanniche della classica. Einaudi prosegue la sua ricerca intorno alla ‘canzone strumentale’ applicando l´approccio colto ai temi e alle forme della musica popolare. E forse questa è una delle eredità che provengono dal periodo passato ‘a bottega’ con Luciano Berio. A colpire nel segno le melodie ondulatorie in continuo movimento, fra accelerazioni improvvise e altrettanto subitanee sospensioni, mai così solari e ‘positive’.
Da quel momento, inizia un tour, fortunato e pressoché infinito, che porta Ludovico Einaudi in giro per l’Europa e gli offre spunti per collaborazioni inedite e sempre più stimolanti, in bilico tra suoni colti e avanguardia, suggestioni etniche ed elettronica.
E siamo all’autunno 2006 e a ‘Divenire’ (Decca), l’ultimo capitolo discografico.
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